
Credo che le vacanze siano la cosa più nefasta che il genere umano abbia mai potuto inventare, una specie di rincorsa all’autolesionismo che più che ritemprare corpo e spirito, concorra ad aumentare il girovita e ad invogliare al suicidio ingoiando un secchiello di sabbia solo all’idea di rientrare a lavoro alla fine dei giochi. Poi, certamente, esistono anche quelli a cui piace il proprio lavoro, ma questo blog non tiene in considerazione le minoranze raziali.

Comunque, dicevamo, le vacanze… Prima di partire sapevo a grandi linee a cosa saremmo andati incontro andando a Barcellona, consapevoli che i due eventi gay a carattere mondiale ci avrebbero messo di fronte ad una realtà sconosciuta. Dico due perchè oltre al LOVEBALL, per la gioia dei single un’altro evento si accavallava in quei giorni, il CIRCUIT FESTIVAL, il cui padrino era niente popò di meno che François Sagat (e se non sapete che sia costui, poveri infelici, fatevi un giro su google), il cui fisico mastodontico e il suo pacco parlante erano appesi un po’ ovunque per tutto il capoluogo della Catalogna su svariati manifesti, sempre pronti a ricordarti che la vita è una e che sarebbe degna di essere vissuta. Possibilmente in quei giorni. Possibilmente single.

Ma andiamo per gradi. Il viaggio non inizia benissimo; l’aereo che da Pisa ci avrebbe portato a Barcellona porta un inspiegabile ritardo di un’ora e mezza al quale nessun annuncio, nessuna hostess, nessun carrellista o lavacessi sa darci informazioni a riguardo. Anzi. Li vedevi sgattaiolare zitti zitti passando accucciandosi dietro ai banconi per non farsi beccare.
Montati in aereo, Bi spegne il suo cellulare e se lo infila nella tasca dei pantaloncini: tempo dieci minuti, e il cellulare diventa un debole ricordo, sparendo nel nulla che manco il mago Casanova. Proviamo a far scomodare qualcuno dietro di noi nella speranza che, durante il decollo, possa averlo visto sfrecciare a mò di siluro per terra fra i seggiolini, ma niente da fare. La hostess ci rassicura che lo avremmo potuto cercare con calma dopo, una volta atterrati, quando tutti i passeggeri sarebbero scesi. Illusa. E illusi noi. Chissà adesso quel cellulare che lingua parla.
Bi: “Beh, la cosa che più mi dispiace è l’aver perso la scheda con tutti i contatti, le foto, gli sms degli ultimi 5 anni della mia vita. Comunque meglio perdere il cellulare che le valigie. Anzi preferirei cadere con l’aereo, ma le valigie no…”.

Il lungo protrarsi della ricerca del mobile sull’aereo, e la nostra totale incapacità di districarsi nel labirinto di quell’enorme cittadina che è l’aeroporto di Barcellona, fa sì che quando giungiamo davanti ai rulli del ritiro bagagli, le nostre valigie non ci sono. Sui monitor leggiamo l’atterraggio degli aerei provenienti da tutte le parti del mondo, tranne che da Pisa. L’ufficio informazioni non dà informarzioni. L’ufficio oggetti smarriti ci rimbalza da uno sportello all’altro dove un uomo magro e baffuto continua a ripeterci di aspettare fiduciosi al rullo numero 23 che tanto, prima o poi, le avremmo viste passare.

Perdiamo quasi un’ora nella ricerca delle valigie scomparse, correndo come pazzi, finchè esasperato, incazzato, sconvolto, ma soprattutto ad un passo da una crisi di nervi e di pianto, mi dirigo come un colosso verso l’uomo baffuto, facendo training autogeno per non perdere la calma e scaraventarlo sul rullo insieme ai bagagli. Il tipo si alza finalmente dalla sedia, e sorridendo, ci guida verso uno stanzino dove tengono tutte le valigie smarrite: le nostre quasi sembrano salutarci con le rotelline e scodinzolare con i manici non appena ci vedono! O forse sono io che scodinzolo…
Finalmente inizia la nostra vacanza. L’albergo supera le nostre aspettative, il personale è gentilissimo e la colazione continentale è al limite dell’immaginazione. Come al limite dell’immaginazione è la fauna presente a Barcellona. Ora, non so se erano tutti spagnoli o no, fatto sta che ovunque ti girassi, vedevi solo fisici scultorei e mastodontici girarti intorno. In discoteca c’era da sentirsi male, tutti rigorosamente palestrati e a petto nudo, li vedevi strusciarsi l’un l’altro manco fossero sul set di un film della Falcon Studios. Io praticamente ero il più cesso. Tornato in Italia mi sono dovuto far impiantare due protesi artificiali al posto delle braccia, perchè a forza di mangiarmi le mani non mi era rimasto più niente.

In spiaggia, poi, non ne parliamo: da fantascienza. Io e Bi restiamo allibiti e anche un po’ confusi, perchè non è possibile che lì 9 su 10 abbiano tutti sti fisici da paura, quando in Italia non si vada oltre ai 2 su 10… che all’estero si venda qualcosa di illegale che faccia gonfiare i muscoli anche solo alzando la forchetta dal tavolo? Bah… Comunque sappiate che se mai dovessi lasciarmi, Bacellona sarebbe la mia prima tappa per consolarmi del mio matrimonio finito.
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