
Ieri pomeriggio mi sono ritrovato a guardare la trasmissione di Domenica Cinque condotta dalla D’Urso in cui viene trattato l’argomento “Omosessualità ”. In un’Italia bigotta e che dice tutto e il contrario di tutto, dopo le polemiche nate dalla disapprovazione sulla legge contro l’omofobia, era necessario mettere in pasto ai media – e all’auditel- l’ennesima discussione-trash sull’argomento.
Tra gli ospiti l’onorevole Farina, il solito Cecchi Paone, Alba Parietti (a che pro?), don Barbero (il prete che ha celebrato molti matrimoni gay), Maurizio Ruggiero (un bigotto il cui nome la trasmissione ha passato solo una volta all’inizio del programma forse perchè se ne vergognava,) Vittorio Sbarbi seduto su di un trespolo e un gruppo di coppie omosessuali sposati o in procinto di farlo, di cui una lesbica incazzatissima che, come minimo, viene usata come agente di sfondamento nelle partite di Rugby o guardia notturna nelle ville private al posto dei cani da combattimento.
La discussione inizia pacatamente, ma la situazione si scalda subito, non appena il cattolico integralista e tradizionalista Ruggiero inizia ad usare parole come sodomiti, parola che non sentivo più dai tempi del catechismo. Cecchi Paone entra nella sua parte del Paladino dei Finocchi e inizia a sbraitare in maniera piuttosto cinematogafica, direi da copione da talk show di terza lega, mentre la Parietti si alza in piedi dando del cretino all’interlocutore.
Sgarbi si alza e se ne va visibilmente disgustato. Ma poi ritorna, dicendo castronerie che non stanno nè in cielo nè in terra (qualcosa tipo: “Oggi è domenica e la domenica, essendo consacrata al Signore, non si deve parlare di finocchi”). Anche l’onorevole Farina si allontana dagli studi, mentre uno dei ragazzi gay che era stato invitato col suo compagno, arriva ad alzarsi in piedi fino ad urlare le sue ragioni sul muso di Ruggiero, in evidente difficoltà nel parlare la lingua corrente Italiana.
Io mi chiedo come mai non si riesca mai a parlare di questo argomento senza arrivare a fare queste scene pietose da botteghino, senza dover arrivare ad urlare come pazzi e far capire a casa l’esatto contrario di quanto ci s’era predisposti di far capire. Su queste basi non ci potrà mai essere un confronto, un dibattito, un chiarimento, una svolta. Possibile dover assistere queste scene così disgustose? Sarà un giorno possibile parlare di omofobia o di omosessualità senza dover ricorrere alle mani o agli insulti?
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