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Mille Giorni di Te e di Me

La Vita ci riserva sempre tante sorprese. Spesso inaspettate e belle. Come quando ti svegli il sabato mattina sapendo che fuori piove perchè l’han detto i metereologi, e invece ti accorgi che il sole splende più luminoso che mai. Probabilmente è l’idea che ti eri fatto del tempo che rende il sole ancora più luminoso. E allora riprendi in mano quel progetto che avevi accantonato in un angolo polveroso della tua mente di uscire a raccogliere castagne. E il tuo sabato diviente un bel sabato. E anche se in giornata ti sorprende davvero la pioggia, sei comunque grato di avere avuto l’opportunità di uscire e realizzare quel piccolo progetto. E la pioggia è come se non fosse mai arrivata. La nostra storia è come un sabato di sole regalato, inaspettato e bello. E a distanza di un anno da quel voglio stare con te pronunciato in un soffio, mi rendo conto che di castagne ne abbiamo colte tante insieme. Mi piacerebbe che tutti conoscessero come sei veramente, per far capire quanto sono fortunato… ma poi mi rendo conto che la mia fortuna sta proprio nel fatto che solo a me riservi quel tuo lato del carattere sconosciuto a tutti. E allora sorrido. Fuori piove… ma per me c’è sempre il sole.

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Ieri, oggi… domani?

Ieri. Temperatura a 7°; un vento gelido foriero di pioggia minaccia la tua pelle delicata; le lacrime ti solcano il viso e ti si ghiacciano sulle guance. Freddo. Ti stringi nelle spalle, tiri un po’ su col naso e vai avanti. Il giubbotto imbottito e la pashmina completano il tuo abbigliamento.

Oggi. Temperatura a 23°, sedici più di ieri, così, in un colpo. Il sole splende tranquillo come se fossimo agli inizi di Giugno. Caldo. Ti togli il giubbino… e pure in maglione. Giri stupìto in magliettina e ti chiedi che fine abbia fatto l’inverno che appena ieri infestava per le strade…

E domani?

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Eight things

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Otto cose. Come la povera Rachel nel film horror The Ring che quando rispose al telefono sentì la voce fioca da fumatrice incallita della bimba psicopatica Samara, anche io qualche giorno fa, accedendo al blog, mi sono ritrovato di fronte ad un inquetante appello. Otto cose. Dall’altra parte della rete, però, non c’era la bambina con evidente bisogno di un lifting facciale, ma la richiesta di ItalianPsycho che mi invitava a proseguire il meme del momento: descrivere le otto cose che nessuno conosce di me e che, secondo me, nessuno avrebbe voglia di sapere tanto sono inquetanti. Ma tant’è! Al grido di “Il Re è nudo!” ecco quello che non avreste dovuto mai sapere di Gipris (inserire sound qui: tuoni spaventosi…).

  1. Da bambino ero un po’ rotondetto, tanto da aggiudicarmi i soprannomi di Cicciobomba Ferroviere dai miei amati parenti, o il più dolce Cicciottolo datomi da un ragazzo mio vicino di casa per il quale stravedevo. Ehh… bei tempi…
  2. Nonostante sia nato da una famiglia sicula, odio il pesce: molluschi, fritture, polpo e chi più ne ha più ne metta.
  3. Da piccolo praticavo uno sport diffusissimo ma difficilmente ammesso dai più: lo scaccolamento. Crescendo ho preferito impiegare il mio tempo in altre cose.
  4. Non riesco a sopportare il caldo. Mi affloscia, mi ammoscia, mi stanca, mi stufa. Sono nato in dicembre e forse è per questo che preferisco i mesi invernali e freddi. Un maglione e te passa la paura!
  5. Impazzisco letteralmente quando entro in un negozio che vende cancelleria. Vorrei comprare tutto e spesso mi ritrovo ad acquistare penne, colori, gomme e fogli anche quando non ne ho bisogno.
  6. La matematica, per me, è un’opinone.
  7. La mia evoluzione musicale ha avuto un processo strano. Da Cristina d’Avena son passato a Mozart, Bach, Chopin all’età di 14 anni. A 17 ho lasciato la musica classica per passare agli anni ‘50-’60. Elvis into my heart. A 21 ho iniziato ad apprezzare la canzone italiana poichè suonavo la chitarra. Poi il pop, il rock, il jazz e il swing. Ora ascolto tutto. Madonna è un caso a sè: fa parte del mio DNA.
  8. Negli ultimi mesi ho una seconda vita, che vive nel videogioco The Sims2. Mi invento le storie più disparate. Per un po’ avevo pensato di fare una specie di telenovela virtuale a puntate da pubblicare qui sul blog… poi m’è passata la voglia.

Adesso dovrei nominare altrettanti blogger a cui passare il meme. Stavolta provo a passarlo a persone che non conosco e con le quali non sono minimamente in contatto, tanto per allargare il solito giro… Spero non me ne vogliano. I nominati:
- Angel che moriva dalla voglia di partecipare…
- Galalith che essendo febbricitante, forse vorrà partecipare. Forse.
- Zagam che iè catanisi com’ a mmia.
- Sign:O che ha intitolato il suo blog Makkesfiga… e quindi mi riguarda in prima persona. E poi legge River…
- Fleur82 perchè un tocco di femminilità fa sempre bene.
- Lise.Charmel che si vanta di avere un blog che è un’icona gay e quindi ha il mio appoggio!
- Julie che ha voglia di scrivere ed essere letta. I meme servono anche a questo: diffondere il proprio verbo.
- Viola che è un colore che associo alla fragranza della lavanda e alla squadra della mia città, Firenze.

Ok ragazzi. Adesso sta a voi. Dite 8 cose che nessuno sa di voi in un vostro post, specificando da chi avete ricevuto il meme, e alla fine passate ad altri 8 blogger. Spero che di voi 8, almeno uno continui la catena.
Enjoy.

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Non tappateci la bocca!

Ho avuto un weekend tormentato, ai limiti della paranoia, oscillante tra la rabbia incontenibile e la preoccupazione più profonda e Bi, povero, ne ha pagate le conseguenze. Venerdì, prima di partire per la Liguria ormai eletta a mia patria d’adozione, ho letto una notizia a dir poco sconcertante che i tiggì non hanno neanche avuto le palle di comunicare. Il nostro amico Prodi, in combutta di Franco Riccardo Levi (chi?), sottosegretario della Presidenza del Consiglio, ha avuto la bella pensata di tirarsi la zappa sui piedi attraverso una proposta di Legge che, se verrà approvata, amici miei, dovremo chiudere i battenti dei nostri blog. Il disegno di Legge, infatti, prevede che chiunque abbia un blog o un sito dovrà registrarlo al ROC, il registro delle Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro, obbligandoli, inoltre, a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Colpito e affondato. Questa legge, se approvata dalle Camere, sarà la fine della Rete in Italia e riguarderà tutti noi.

A te che hai un sito personale per la tua piccola attività.

A te che hai un blog sul quale racconti la tua vita privata, descrivendo le innumerevoli volte in cui sei andato a pisciare.

A te che usi uno spazio internet per condividere le tue foto.

A te che sei arrivato qui cercando una parola o un’informazione in italiano tramite motore di ricerca.

Beppe Grillo dice che il 99% dei siti internet registrati in Italia chiuderebbe. “Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura”. Levi rassicura dicendo che non tutti i siti e i blog chiuderebbero con questa Legge, perchè l’Autorità per le Comunicazioni si incaricherebbe di indagare per indicare quali siti o blog siano tenuti all’iscrizione. Probabilmente hanno avuto paura e l’hanno tutt’ora. Dopo il V-day hanno capito il potere di Internet, si sono cagati in mano e pensano che con questa Legge possano mettere un freno alla libertà di parola e di pensiero, un modo per nascondere e sotterrare la Verità e continuare a mangiare indisturbati, ma attenzione signori Ministri: con questa Legge scoperchierete solo il Vaso di Pandora. Non credo che gli italiani staranno a guardare ancora.

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Make me a Supermodel #1

Dedicato a tutti gli Wannabe del mondo virtuale.

  • Tempo impiegato per la realizzazione 1h e 30min circa.
  • Per la serie: gli elementi sul viso ci sono tutti, ma sono disposti in modo sbagliato

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Che cafone!

Aspettavo questa giornata da almeno un mese, quando mi iscrissi per poter partecipare all’evento Adobe CS3 One Master Day. Come è scritto sull’home page del sito (si, sono uno sfaticato di prim’ordine) “in un’unica giornata, un vero concentrato che permetterà di studiare a fondo non solo i programmi per la fotografia, la grafica e il web, toccare con mano le prestazioni dei nuovi computer, verificare la resa delle più nuove fotocamere e videocamere professionali, ma sarà possibile approfondire – ed è questa la cosa migliore! – tutto questo in un flusso di lavoro completo, e quindi comprenderne meglio i passaggi, le potenzialità, le sfumature.”
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Appuntamento alle 9.30 all’Hotel Sheraton all’uscita di Firenze Sud. Per l’occasione scelgo una mise diplomatica, che mi dia un tono serio ma non serioso: jeans blu molto scuro un po’ stretto, soprattutto alla caviglia, con scarpa sfilata Gucci nera ai piedi e un maglioncino a costine della stessa tonalità del jeans; una cintura con fibbia classica un po’ allungata completa il tutto. Al mio arrivo orde di grafici e programmatori e fotografi invadono la hall dell’albergo, diretti nelle sale dei congressi dove è organizzato l’evento. Ad accoglierci un buffet enorme disposto su una tavoltata (non sto scherzando) di almeno 10 mt. Se lo sapevo evitavo di strozzarmi a casa nella paura di fare tardi! Controllo subito la fauna intorno a me prima di prendere posto a sedere per la prima conferenza di apertura: diverse frocie più o meno visibili danzano nella stanza come farfalle (tanto si sà, il mio mestiere ne è inflazionato al pari delle shampiste), panzoni con la faccia da programmatore sfigato e capelli lunghi arrancano nella ressa in cerca di un posto a loro congeniale, direttori creativi dall’aria distinta si guardano sicuri e compiaciuti attorno a loro. Tutto sembra preannunciare una giornata interessante. Vengo raggiunto da una mia collega e, taccuino alla mano, iniziamo il corso. Si susseguono, così, diversi incontri in sale diverse, alcuni molto interessanti, altri piuttosto noiosi. In una pausa di circa 20min io e la mia collega decidiamo di regalarci un coffee break al bar nella hall dell’albergo. “Due caffè e una spremuta d’arancia per favore”. Il cameriere sparisce dietro una porta e noi iniziamo a chiacchierare amabilmente al bancone del bar.
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Improvvisamente un rumore alle mie spalle: qualcuno sta battendo ripetutamente con fare autoritario una moneta sul bancone, come se avesse fretta di essere servito, facendo in modo di richiamare l’attenzione del barista che al momento era impegnato in cucina con le mie arancie. Mi giro a guardarlo da sopra la spalla per vedere chi può rivelarsi tanto villano da assumere un’atteggiamento simile e noto un omone grossotto e ben vestito, alto, sui 60, scuro in volto da sembrare un messicano unto. Evidentemente la mia espressione sul viso è piuttosto eloquente, perchè il tipo sbotta dicendo con insolenza: “Che guardi?”. Quasi inavvertitamente mi ergo nella mia figura pronto per il confronto e rispondo subito a tono, grazie a Dio per niente intimidito: “Lei. Perchè, non si può?”.
“No, non puoi” risponde l’omone affumicato. Intanto il barista ritorna dietro il bancone con la mia spremuta e me la posa davanti, proprio mentre io continuo a controbattere sempre più innervosito: “E perchè? cos’ha, lei, il fiocchino rosso?”. La mia collega, probabilmente preoccupata per me dalla mole del mio scuro interlocutore, mi posa una mano sulla spalla come per dirmi “Sta calmo, tanto è un cretino”. Il panzone continua: “E’ il modo in cui mi hai guardato…”. E te credo brutto burino! Interviene il barista: “Eccomi Direttore, mi dica”. DIRETTORE?!? Quello è il direttore dellHotel Sheraton?!? La mia stizza triplica rischiando di mandarmi in fumo il cervello, così, senza neanche più guardarlo in faccia ma fissando il vuoto davanti a me, in un gesto regale e tronfio, sollevo il mio bicchiere di spremuta dicendo ad alta voce: “Ed è pure il direttore! che cafone…”. Il grassone non risponde e comincia a dettare ordini al barista, mentre io e la mia collega finiamo di consumare la nostra ordinazione continuando a chiacchierare come nulla fosse. Peccato. Avrei voluto vedere dove saremmo andati a finire.

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Scata-Fashion #4

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I’m flu

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Può uno ammalarsi il giovedì alle porte del weekend? deambulo errabondo per la casa in cerca di un sostegno morale, uno sguardo compassionevole che mi dica: “Su Gipris, non si muore d’influenza”. Eppure credevo di aver stretto un patto con qualche divinità del centr’Africa che mi aveva assicurato salute e longevità per il resto della mia vita, visto che erano anni che oramai non prendevo più manco,  chessò, un giradito neanche pregando in oscuro dialetto curdo. Il desolante panorama sul mio comodino fatto di farmaci, fazzolettini e termometro mi ricorda che devo avvertire il lavoro, così con un laconico sms scrivo al mio capo, SuperP. “Ho la febbre…”. La risposta, immediata e consolante, mi rammenta la mia non più giovane età: “Dai, su.. riposa le tue stanche membra…”.  Grazie. A quanto pare continua l’ondata di sfiga abbattutasi sulla mia misera vita. Saturno, sei tu?!?

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Quando la sfiga…

Posso dire che la rubrica di Amici della Maria ha avuto un grande successo? in attesa in una seconda puntata che alzi nuovamente lo share di questo blog, su suggerimento di Athena, mi accingo a voltare pagina e ad inserire un nuovo post. Ieri, nel tardo pomeriggio, mia sorella mi ha convinto ad accompagnarla in un negozio della periferia di Firenze con la sua macchina, a patto che quella vecchia carretta la guidassi io. Durante il tragitto, però, l’inconveniente: la macchina ha deciso di non voler più proseguire il viaggio, e si è spenta nel bel mezzo della corsa fermandosi nel mezzo della carreggiata… ovviamente nel punto più bastardo che ci possa essere: in un viale a tre corsie, esattamente su quella centrale (per chi è della zona Viale XI Agosto, detto anche viale del metano…). Prima che la macchina esalasse l’ultimo respiro ho visto accendersi a mò di albero di natale tutte le spie presenti sul cruscotto.

Io- …è normale che faccia così?-

“Qualcosa mi dice che è partita la centralina…” dico a voce alta, parlando più a me stesso che a mia sorella.  Le macchine sfrecciavano veloci ai nostri lati strombazzando indignate per il nostro improvviso arresto nel bel mezzo della strada. Come in un quiz di serie Z condotto dal più improbabile dei conduttori televisivi improvvisato, magari scoperto grazie ad un reality di seconda serie o riciclato dal paleolitico della musica italiana, ci siamo trovati di fronte ad un’imbarazzante scelta di due buste:
- busta A. Scendere dall’automobile rischiando di farci portare via entrambi gli sportelli dalle macchine in corsa o, peggio, farci travolgere come due volgarissime zoccole – termine napoletano inteso per rappresentare due grandi topi di fogna-
- busta B. Attendere all’interno dell’abitacolo, magari chiamando rinforzi, rischiando però un tamponamento a catena con conseguente colpo di frusta, colpo della strega e colpo di grazia.

Abbiamo scelto di giocare il jolly, rappresentato da una pattuglia della polizia municipale che è venuta a trovarsi a passare di là, dalla quale sono scese due vigilesse: una tarchiata e tonda con un muso tanto duro da ricordare un BullDog e lo sguardo da psicotica (sicuramente lesbica), l’altra esile e sorridente, chiaramente succube della sua ingombrante collega. Un classico. La tarchiatona mi si è avvicinata al finestrino esordendo a mò di sfottò:

- Allora, la spostiamo sta macchina o dobbiamo pensarci noi?!?- Già mi immaginavo l’energumena agente prendere di peso la povera Opel Corsa grigio topo sporco e accostarla al marciapiede come avrebbe fatto l’Incredibile Hulk.

Ma che razza di cretina ’sta qui! “Se magari mi ferma un po’ sto traffico”, ho esordito, “la sposto!”, mica voglio farmi mettere sotto da questa specie di Indianapolis ho pensato. Ma dimmi te se devo farmi sfottere così da ste due traslazioni al femminile di Stanlio e Olio! Alla fine siamo riusciti finalmente a mettere la macchina da una parte, così ne ho approfittato subito per chiamare il Pronto Intervento Guasti Automobilistici col mio cellulare:

- “Babbo! ci s’è fermata la macchina, che puoi venire?”

E, ovviamente, al negozio non siamo andati.

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Amici/ Tradimento

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Oggi provo a metter su una nuova rubrica, hai visto mai che attecchisce come la piantina messa qui sopra… Considereremo questo spazio come un forum ma senza il giudice Santi Licheri, un salotto ma senza Matta Marzotto, un luogo dove sfogarsi come nel The Oprah Winfrey Show o, se vogliamo, nel più casareccio ed impiccione Al Posto Tuo della nostrana Alda D’Eusanio. Più che un Talk Show, un Chat Show dove poter esprimere i propri punti di vista e, se vogliamo, mandare a ‘fanculo qualcuno senza bisogno di scendere in piazza. Cercheremo di affrontare molti temi con la dovuta tranquillità, quindi mettetevi comodi, accendetevi una canna e benvenuti al nostro Amici della Maria. Vai con la sigla!

Oggi voglio provare a trattare il tema del tradimento, ma per le altre rubriche, se avrete voglia, potrete proporre voi qualche argomento da affrontare. Parliamo di tradimento e di eventuali perdoni e vorrei sentire le vostre opinioni in merito. Io vi dico subito che se becco Bi a tradirmi prima lo faccio fuori e poi con i suoi zebedei ci faccio un simpatico portachiavi, ma ognuno ha la sua visione. Soprattutto in virtù del proprio vissuto.

E’ giusto perdonare se il prorprio partner ci ha traditi? O nel caso di un vostro tradimento, è giusto parlarne col partner? Perchè si tradisce?

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