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Calendari 2008

Un lettore, Luket,  mi segnala l’uscita di un calendario gay piuttosto agghiacciante pubblicato su Repubblica.it, con al massimo tre-quattro “mesi” degni di nota, tipo il manzo quì sotto. Per vederlo tutto basta cliccare QUI. A questo punto ne propongo uno io con chiunque voglia parteciparvi. Sono certo che possiamo fare di meglio…

Calendario Gay

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GF8. Prima Settimana

Prima eliminazione a surprise del GF8 spetta ad una delle sorelle Orlando, Domenica. Come? sono tre fratelli? ah, scusate. Allora ricomincio. Primo eliminato del GF8 è Domenico Orlando, il fratello muto della famiglia più imbarazzante d’Italia. Signorini continua a dire che questa edizione del Grande Fratello gli piace assai proprio per lo spaccato di vita tipica italiana che offre con i suoi concorrenti. Dunque: una famiglia ingombrante e chiassosa, una ex trans, una finocchia appena eliminata, una puttana inglese che non ha voglia di fare una mazza, il cummenda milanese da contrapporsi alla zotica romana, un paio d’immigrati, una napoletana dei quartieri Spagnoli con la puzza sotto il naso, una missqualcosa e varia gente insulsa. Se questo gruppetto disomogeneo deve rappresentare l’Italia, scusate ma non ci sto. Da chi dovrei essere rappresentato io?

Ieri puntatona con l’assegnazione delle prime due case che tanto non godranno perchè dovranno restare un’altra settimana all’addiaccio perchè alcuni elementi non hanno collaborato minimamente nel costruirla. La prima casa destinata agli Orlando sembra un’esposizione di mobili classici di un negozio; sempre meglio, comunque, dell’asilo infantile destinato ai ragazzi: colori accesi e contrapposti che rendono l’appartamento più simile all’area giochi dell’IKEA piuttosto che ad un appartamento.  Ad ogni modo i ragazzi ne sono rimasti entusiati, anche perchè dopo la tendopoli e il freddo patito, si sarebbero accontentati pure del Regina Coeli.

Un’ultima considerazione: Roberto, il cummenda. Simpatico, accomodante. Appena lo vidi entrare nella casa iniziai a spippolare sul cellulare spasmodicamente per cercare di eliminarlo. Poi col passare delle ore e dei giorni è risultato essere il migliore lì dentro. Credo però che nasconda qualcosa: una chiacchierata con Christine mi fa intuire che, forse, è più un’estimatore del fagiolo che della patata. Staremo a vedere.

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And the Winner Is…

E’ con grande emozione e commozione -celebrale- che ritiro il premo consegnatomi da Mulder per il blog dal template più bello della blogosfera. Come una provetta Wanda Osiris scendo orgoglioso la grande scalinata per ritirare l’ambita statuetta di plastica d’orata direttamente dalle sue mani.

“Volevo ringraziare tutti coloro che mi hanno sostenuto e votato. Dopo il premio “Battona 2006″, sono orgoglioso di poter ricevere anche quest’altro. Questo è amoVe… questo è veVo amoVe!”

Adesso tocca a me nominare altri dieci blogger che, per altrettante ragioni, ritengo da Oscar. And the winner is…

  • River non ha bisogno di giustificazioni
  • Chissenefrega per la sua fresca irriverenza con cui mi tiene aggiornato sul gossip
  • iSw4n perchè lui è il suo blog vivono in simbiosi
  • Julius perchè da grafico mi svela sempre tanti trucchetti nuovi e interessanti
  • Fin Occhio perchè i suoi post sembrano delle poesie
  • Max perchè il suo blog è un condensato di simpatia, cazzate e intelligenza pura
  • Vitti per il suo modo di essere ermetico e divertente.
  • Will & Atena a pari merito per la loro vita così dolcemente incasinata (ma basterebbe anche solo l’immensa pazienza e fedeltà dimostratami nel seguire il mio blog sgangherato)
  • Magari sul Tardi l’ho scoperto da poco, ma abbastanza da guadagnarsi il premio!
  • Cernobil perchè il suo avatar è buffo e simpatico. Come il suo blog.

Questi, per me, sono i dieci blogger che meritano l’Oscar. In teoria ogni vincitore dovrebbe continuare il meme nominandone altri dieci e. a quanto pare si può nominare blogger già nominati da altri.

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Non Dirmi che hai il Vizietto anche Te?

Quando qualcuno ti pone una domanda simile, non sai mai come reagire. E poi, signori, diciamolo: il termine “Vizietto” fa tanto anni ‘70; e non lo si può neanche classificare nella sezione vintage perchè è già finito nel secchio del demodè. Neanche mia nonna, buonanima, usava più questo termine per definire chi aveva deciso di attraversare la sponda.

“Deciso” poi… Non è che uno si sveglia la mattina e di punto in bianco, tra una lavatrice da fare, la spesa e una puntata di Forum ci infila anche la decisione di cambiar sponda. Uno ci nasce e stop. Si può avere il vizio di fumare, di andare a puttane, di attaccare la gomma sotto il banco, ma non quello di collezionare cazzi sul proprio carnet di ballo. Ti pare? Così quando DonnaLogorroica, una mia collega di lavoro, mi ha rivolto questa domanda stamattina, mi son fatto una risata dissipatrice di nubi cariche d’interrogativi e me ne sono andato col malloppo tra le mani.

Il malloppo non consisteva altro che in un pacchetto consegnatomi da Cleptomania in azienda proprio questa mattina. Due giorni fa, infatti, ricevetti in posta elettronica una email che mi proponeva le magliettine della marca americana Ajaxx63 ad un prezzo piuttosto irrisorio. In genere non mi fido molto ad acquistare sul web perchè si rischia di ritrovarsi in mano capi d’abbigliamento che non ti stanno bene, soprattutto quando sono reclamizzati da straboni con le braccia grosse come le mie cosce. Ma il prezzo era piuttosto allettante, così a questo giro ho deciso di acquistarne quattro, e di farmele consegnare qui in azienda perchè altrimenti a casa non avrebbero trovato nessuno.

Questa mattina, quando il pacco è arrivato, è stato ricevuto da DonnaLogorroica, che mi ha rivolto la domanda incriminatoria. Ho pensato subito “Vuoi vedere che ’ste fave mi hanno scritto Gay.it sul mittente…”. Invece la mia collega si riferiva proprio all’intestazione “Cleptomania”.

Ma che è così famosa sta marca finocchia?!?

Tornato nel mio ufficio rimuginando sull’accaduto, mi son messo subito a scrivere sto post, ed ecco che sulla porta ricompare lei, madame mi-faccio-i-cazzi-degli-altri-ma-poi-me-ne-pento dicendo -Scusami tanto per prima, spero tu non ti sia offeso… Sei così carino e simpatico chè mi dispiacerebbe se te la fossi presa a male… -

- Ma figurati- rispondo diplomatico, – per così poco… – un cazzo!

- E’ che quando ho letto l’intestazione Cleptomania ho pensato al vizietto di rubare…-

(-_-)” silenzio…

- …e ti ho fatto quella battuta. - continua lei.

Mi capita rare volte di rimanere senza parole. Questa è una di quelle.

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Winter Holidays – seconda parte

Parigi è senza dubbio la capitale Europea che preferisco in assoluto. La sento mia, come del resto tutta la Francia. Alle medie avrei voluto fare francese perchè mi sembrava una lingua così nobile e sensuale (da frocia insomma) però fui persuaso da tutti a scegliere inglese che sicuramente avrei sfruttato molto di più. Il fatto ch’io sia sempre stato una schiappa a scuola, comunque, ha reso vane tutte queste persuasioni. Non è la prima volta che mi reco a Parigi. L’ultima volta, nel 2004, ci andai con un tipo bello e muscoloso con il cervello grande come una cagata di pecora con cui mi frequentavo, tale Bambolone, il quale mi lasciò il giorno dopo aver rimesso piede sul suolo Italico.
Che niente niente Parigi porta sfiga?

Notre Dame

Arriviamo sul suolo Francese intorno alle 16. Ad accoglierci uno strato di nubi alto e denso come un cheesecake formato gigante e carico di pioggia. Per la seconda volta raccogliamo le valigie ancora più zuppe di quando siamo atterrati a Praga e pure a sto giro la mia è l’ultima a comparire sul nastro trasportatore echecazzo! Noto diversi cambiamenti positivi nell’aeroporto, a cominciare da un treno-navetta gratuito che da Paris Orly ci lascia dritti dritti alla stazione metropolitana più vicina. La prima cosa che salta subito all’occhio è la differenza tra Praga (pulita e relativamente nuova) e Parigi (caotica con vecchie e sporche carrozze della metro): mi sentivo tanto la protagonista di Come d’Incanto che dal mondo delle fiabe si ritrova sbattuta nella realtà frenetica della Grande Mela.

Periferia di Parigi

Una fiumana di persone di ogni razza e colore corre all’impazzata da una parte all’altra dei sotterranei della metro, una città sotto la città! Sbarchiamo alla fermata di Goncourt e ci mettiamo alla ricerca dell’albergo. Da bravo pirla quale sono mi ero detto: Parigi la conosco, quindi non ho bisogno di segnarmi i luoghi d’interesse come ho fatto con Praga. Tra i quali manco l’hotel. Vaghiamo per circa una mezzora buona intorno allo stesso incrocio, fermando i passanti per chiedere dove fosse Rue Auguste Barbier, tra i quali un portoghese che tenta di spedirci dall’altra parte di Parigi, e una donna sorda come una campana che mi fa ripetere l’indirizzo talmente tante volte ad alta voce che, ad un certo punto le grido spazientito in italiano “Ma che sei sordaaa?!?”. Poi, lampo di genio: chiamo direttamente l’albergo e, in inglese, gli spiego di essermi perso a Parigi. Il tipo ridendo -ma che te ridi?!?- mi spiega la strada per arrivare (dietro l’angolo praticamente) e riaggancio.

Musèe du Louvre

Reduci da un albergo stupendo, il contrasto con quello francese è una tranvata in pieno viso. La reception ricavata in un sottoscala maleodorante, l’ascensore talmente piccolo che facciamo a turno per salire, e la camera è un loculo di 2.30 x 3.40. Se non altro la stanza è pulita, situata al quinto piano con vista sulla strada e sui tetti e le mansarde di Parigi. Non essendoci persiane oscuranti ma solo una tenda a proteggere la nostra privacy da sguardi indiscreti, mi diverto molto a fare sesso con Bi con la luce accesa e la tenda aperta sapendo che qualcuno potrebbe osservarci da una finestra di fronte.

Champs Elysèes

Sistemiamo i bagagli e usciamo subito per fare una breve escursione di Parigi in notturna. Percorriamo a piedi dall’Hotel de Ville fino all’Arc de Triomphe sugli Champs Elysèes ancora splendidamente illuminati dalle decorazioni natalizie che rende gli alberi come grandi sculture in cristallo di Bohemia. Sul lungosenna vediamo in lontananza la Tour Eiffel illuminata a mò di albero di natale scintillante. Parigi. Un’emozione nasce ed esplode dentro di me. Come sembra lontana Praga. Bi rimane esterrefatto dagli spazi aperti ed enormi della città; io mi sento a casa. Intanto il cielo si è aperto e l’indomani ci accoglie una splendida giornata di sole.

Pyramide du Louvre

Facciamo colazione in un bar con caffè espresso e croissant. La signora al banco mi domanda se lo voglio stretto, normale o alto. Rispondo “Normale, merci…” e mi presenta una tazzina piena fino all’orlo di una broda pietosa scura e insapore. Mi giro verso Bi ad incontrare il suo sguardo, dicendo: “E se l’avessi chiesto alto cosa mi dava?”. La risposta mi viene fornita da un secchio posto ai piedi della signora. Due caffè e tre croissant € 10.80. Col sorriso sul volto saluto la signora: “Baldracca. Au revoir madame, merci!”.

Musèe du Louvre

Alterniamo i musei allo shopping, divenuta ormai un’usanza chiave del nostro soggiorno. C’è da dire che i parigini sono quasi tutti ben vestiti e profumatissimi. Anche gli zingari che passano sul treno a chiedere l’elemosina emanano un buon odore. Noi vestiti come gli indomiti esploratori dei fiordi norvegesi ci sentiamo come dei profughi appena sbarcati dai gommoni, totalmente a disagio davanti a tanta raffinatezza. Gli scarponi ai piedi hanno finito per ridurmi le estremità inferiori a due moncherini rigonfi e malformi e si impone la necessità di comprarsi un paio di scarpe nuove o, in alternativa, una sedia a rotelle. Anche qui, come a Praga, la cucina è una vera merda. Continuiamo ad andare avanti ad insalate del McDonald e sushi (che in relazione costa molto meno che fare colazione con caffè e brioches).

Gipris al Louvre

Il primo giorno di pioggia decidiamo di recarci in visita alla Reggia di Versailles. Mentre siamo in coda per fare i biglietti, Bi nota una signora che, bagnata fracica, tenta un’escalation della fila passando davanti a tutti. Con un colpo secco Bi allunga il braccio e la blocca dicendo: “Toh stronza! di quà col cazzo che passi!”. La signora non fa una grinza: si piazza dietro di noi con una faccia di bronzo invidiabile che manco Mastella se la sogna, alla faccia dei 40 cristiani che ha appena sorpassato selvaggiamente. Tanto sono giapponesi… 

Parigi

In serata visita al quartiere Le Marais, il quartiere gay che sta a 10min a piedi dal nostro albergo, in cerca di un locale e di un po’ di movida. La fauna parigina è pressochè come la nostra: dagli orsetti alle checche con qualche palestratone belloccione in più (almeno rispetto alla piazza fiorentina). Alla fine non entriamo in nessun locale ma giriamo per le strade del quartiere fino a quando dichiariamo conclusa la passarella in vetrina.

Disneyland Paris

L’ultimo giorno di vacanza lo dedichiamo interamente a Disneyland Paris. Nonostante il mal tempo, il fatto che Bi avesse dimenticato gli ombrelli in albergo e i 57 euro del biglietto d’ingresso, ci godiamo questa giornata nel modo più assoluto. Andare a Disneyland significa tornare bambini e aggirarsi per il parco con un sorriso ebete sul viso, salutando i personaggi come se si trattassero dei veri protagonisti dei cartoons! “Ciao Cenerentola! io ti guardavo sempre quand’ero bambino!!!” esclama Bi al suo passaggio. Durante la sfilata dei carri, poi, la musica e un gradevole profumo di rose completano l’atmosfera fiabesca respirata fino ad ora.

Disneyland Paris

Disneyland Paris

Ma è arrivato il momento di fare fagotto e ritornare a casa. La compagnia Ryanair ci fa pagare solo 10€ per un volo in partenza dal “terzo”aeroporto di Parigi, Beauvais, a 90 Km a nord dalla capitale. Sti cazzi.
Nel momento stesso in cui mi viene comunicato dove si trova l’aeroporto, inizia a raggelarmi il sangue nelle vene, la temperatura corporea raggiunge i -10°C e dalla bocca inizio ad emettere fumini d’aria fredda. Vedo la gente morta… Per raggiungere questo aeroporto che si rivelerà non più grande di una stazione per autobus, usciamo dall’albergo alle 5.30 del mattino. Con la metro raggiungiamo i confini di Parigi dove ci attende un bus come quello preso all’andata diretto a Beauvais. Fortunatamente a sto giro va tutto bene. Te credo, siamo in Francia. L’aereo proveniente dall’Italia è clamorosamente in ritardo -te pareva- e già mi sento a casa (frase scritta con leggero accenno di sarcasmo). Ad accoglierci sul volo una hostess che sembra la strega di Biancaneve (un ghigno raggelante che secondo lei dovrebbe essere un sorriso) e una stewart che pare la sosia di Renato Zero, movenze isteriche comprese.

L’arrivo a Pisa è imbarazzante: nessun controllo di documenti da parte delle Autorità Italiane e un servizio scadente di treno/navetta -uno ogni ora- che ci colleghi alla stazione di Pisa Centrale.

Addio Parigi. Torno nel Terzo Mondo.

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Winter Holidays – prima parte

Praga

Come ogni ristoratore che si rispetti, Bi subito dopo il periodo natalizio, chiude il suo locale e va in vacanza. Nello stesso periodo dello scorso anno siamo andati a Londra una settimana. Quest’anno abbiamo continuato con il filone Europeo scegliendo Praga e Parigi. Praga perchè nessuno dei due c’era mai stato e Parigi… beh, perchè Parigi è Parigi. Quattro giorni nella capitale della Repubblica Ceca e una settimana in quella Francese, dal 7 al 17 Gennaio e, considerando il modo in cui avevo organizzato il viaggio delle nostre vacanze estive, a questo giro Bi si è interessato personalmente delle varie prenotazioni. Il tour è stato organizzato così: Milano-Praga, Praga-Parigi, Parigi-Pisa.
Partenza per Praga da Malpensa alle ore 10.20, ma siccome Bi lavora fino alle 24.00 del 6 notte e le FS non offrono un servizio adeguato ai nostri orari, decidiamo di farci accompagnare nel cuore della notte fino a Genova in auto per poi proseguire con un bus navetta fino a Malpensa.

Praga

Appena usciti da Genova, l’autista esordisce con un “Signori, scusate, ma il mio collega ieri sera mi ha riconsegnato l’autobus senza benzina, quindi sono costretto a fermarmi ad una stazione di servizio”, e già quì ci sarebbe da fare una polemica lunga quanto la fame sulla serietà del servizio offerto da ’sta compagnia di trasporti. Ma il bello deve ancora arrivare. Fuori dai finestrini intravediamo solo neve, nebbia e notte; trascinandosi come un vecchio artitrico col catetere attaccato al trepiedi, il pullman giunge finalmente ad una stazione di servizio… dove rimane fermo per una decina di minuti senza che nulla di fatto avvenga. Ad un tratto un omino in cima al bus annuncia, con lo stesso sgomento con cui i frati nel Medioevo annunciavano la presenza del demonio all’interno delle mura di un’Abbazia in perfetto stile Il Nome della Rosa, che l’autista non trova le chiavi del tappo del serbatoio. Il terrore si diffonde strisciando tra i passeggeri come una puzzetta silenziosa e micidiale, facendo ridestare i sensi anche a chi credeva di essere ormai in catalessi.

Praga 

Sguardi preoccupati si incrociano nel buio dell’autobus; si diffonde il panico, scenate da bassifondi napoletani si levano da ogni dove, si assiste a minaccie di omicidio e crisi epilettiche; una donna con lo sguardo da psicomane comincia ad affilare un coltello a serramanico. Solo un paio di giapponesi continua a guardarsi attorno inebetita e sorridente come se si trovasse già al Louvre di fronte alla Gioconda; la donna col coltello in bocca sembra già pronta ad incitare i passeggeri ad una rivolta, quando improvvisamente il pullman riprende misteriosamente il suo viaggio della speranza verso il Terminal e, con la lentezza di una marmotta, giunge finalmente in aeroporto.

Voliamo con Easy Jet. Mi sono sempre chiesto se gli stewart, ovvero la versione maschile delle hostess, vengano scelti secondo criteri molto rigidi come bella presenza, età, lingue conosciute e orientamento sessuale; la stewart che ci accompagna a Praga è molto carina ma, ahimè, sembra che ogni giuntura del suo corpo, dal polso al collo, dal ginocchio alla vita, abbia subìto un intervento che l’abbia resa completamente dinoccolata, dandogli un andamento ondeggiante come se fosse una pila di calici di cristallo posti l’uno sopra l’altro e portati in giro in un equilibrio precario su un vassoio da un cameriere ubriaco.

Praga 

In volo veniamo accolti da una nevicata che, scendendo di quota si trasforma in pioggia battente, rendendo zuppe le nostre valigie al ritiro bagagli. La solita sfiga vuole che la mia valigia sia l’ultima ad essere caricata sul rullo, così quando la raccolgo mi rendo conto che sarebbe stata più asciutta se l’avessero gettata nella Moldava. Con un bus e la metro raggiungiamo facilmente il centro di Praga e giunti in albergo dimentichiamo completamente la pioggia: un piccolo gioiello di eleganza, arredato con mobili in stile Luigi XV e lampadari di cristallo; lenzuola e asciugamani cambiati giornalmente, colazione a buffet abbondantissima (dove la mattina assistiamo a veri e propri saccheggi da parte degli altri clienti), e uno staff sempre cortese e disponibile. La nostra camera con vista sulla piazza è semplicemente deliziosa.

Praga

Certi di uscire dall’Italia per recarsi in un paese dell’Est (leggi= paese arretrato) ci siamo dovuti ricredere completamente, arrivando alla consapevolezza che l’Italia è la solita ultima ruota del carro d’Europa. Siamo battuti in tutto, tranne che sul cibo: strade pulite, piazze illuminatissime, servizi di trasporti pubblici efficienti e negozi e centri commerciali invidiabili. E soprattutto prezzi accessibili. Con tutto quello che ho comprato a saldo mi ci sarebbe voluta un’altra valigia! Se non fosse per la lingua assolutamente incomprensibile, sarebbe un posto niente male per viverci: rimaniamo incantati dall’architettura fiabesca della città.

Praga

Io e Bi cerchiamo di accontentarci l’un l’altro: lui concedendomi le visite ai musei e io cercando di seguirlo senza mugolare nelle visite ai centri commerciali; lui aspettandomi paziententemente ad ogni mia sosta per assecondare la mia passione fotografica, io seguendolo in tutti i negozietti di souvenirs e cristalli di boemia della città. Prima di partire mi ero tracciato su una mappa tutti i luoghi d’interesse, come musei, gallerie, shopping center, e locali gay, così non ci è difficile ritrovarli una volta arrivati sul posto. C’è da dire che rimango sorpreso dai volti dei Praghesi, con i loro nasi perfetti e i lineamenti efebici. Non è difficile scorgere i questi volti da bambinoni cresciuti i protagonisti dei film porno gay di BelAmì.

Praga 

Per combattere il freddo pungente che ti taglia il viso come una lametta da barba, andiamo avanti a vin brulè e ci bardiamo come gli avventurieri del Pack Antartico, con piumini e scarponi della Diesel che, col passare delle ore, si rivelano delle trappole a tanaglia come quelli che lasciano i bracconieri nei boschi per catturare le bestie selvaggie. Il quarto giorno, fortunatamente anche l’ultimo (perchè Praga è bella ma terribilmente noiosa), è una splendida giornata di sole. Le ultime corone rimaste servono giusto giusto a pagarci un caffè in aeroporto. Praga scorre dai finestrini del bus, ancora coperta di neve soprattutto in periferia… ma con la mente io sono già sugli Champes Elisèes. Parigi: sto arrivando.

Praga

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Are You Waitin’ for Me?

Ogni volta che rientro da un viaggio all’estero, provo sempre lo stesso sentimento di rifiuto misto a rabbia per l’Italia e per gli Italiani. Probabilmente ai miei occhi diviene più palese il contrasto fra la nostra cultura e le altre, e ogni volta mi sembra di rientrare all’interno dei confini del Terzo Mondo, dove tutto è lasciato un po’ al caso e dove le regole e la giustizia sono solo una chimera che ci passa accanto senza mai sfiorarci veramente. Un sentimento simile mi coglie ogni qual volta ritorno a Catania, con la sola differenza che, quando mi trovo in Sicilia, provo solo tanta pena per questa ricca terra utilizzata male; e la rabbia che mi sale agli occhi quando vedo i Siciliani maltrattare se stessi. Definirei la Sicilia una piccola Italia dentro l’Italia.

Dopo tutte le festività di Natale passate con i parenti immersi nella noia più assoluta, un compleanno sotto la neve, in montagna e un Capodanno senza infamia e senza lode, Zumpappà riapre i battenti e si riprende il suo piccolo posto nella blogosfera. A cominciare dal resoconto del mio viaggio per Praga e Parigi. Sarebbe stato bello ed interessante scrivere quotidianamente, fermando le emozioni nel loro istante, ma Bi è stato piuttosto categorico sull’argomento Blog: è vacanza anche dal piccì. Così mi ritrovo oggi, al mio rientro, a cercare di sintetizzare il tutto, cercando di includere i momenti salienti del nostro viaggio.

Giusto il tempo di organizzare parole e foto.

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Tutorial #1: Fotoritocco Leggero

Domani parto per Praga e Parigi assieme a Bi e starò via una decina di giorni. Vi lascio con un bel tutorial di Photoshop, ovvero come rubare simpaticamente il lavoro a chi queste cose le fa di mestiere. Come il sottoscritto. Ma tant’è: lo considero un piccolo regalo a tutti i lettori che mi hanno letto e sostenuto fino ad oggi.

In questo tutorial vedremo come realizzare un fotoritocco molto leggero. Diciamo che avete bisogno di dare un po’ di vita ad una vostra foto smorta che volete incorniciare, oppure vi volete creare un profilo in una chat o in un sito d’incontri dove una buona fotografia è indispensabile per poter avere un po’ di successo. Occorre innanzitutto partire con il piede giusto: una buona fotografia. Evitate dunque le foto troppo scure o troppo chiare, quelle esposte al sole che creano delle brutte ombre, quelle di gruppo (magari mezze censurate col Paint) oppure quelle fatte in occasioni poco felici come gite o altro: una foto deve parlare per voi e verrete giudicati solo ed esclusivamente per quella, anche se il vostro curriculum millanta chissà quali nobili qualità caratteriali.

Foto Sbagliate

Il 98% di coloro che girano sui profili d’incontri valuta tutto attraverso la fotografia che presentate, e secondo le statistiche bastano meno di 4 secondi per farsi un’idea di una persona che incontrate per la prima volta. Essendo dunque un biglietto da visita importantissimo, la scelta della foto dev’essere molto accurata e selettiva. Se non desiderate farvi un autoscatto, chiamate il vostro amico di fiducia e proponetegli di farvele fare ad hoc. Le caratteristiche da rispettare sono: primi piani evitando l’effetto nasone e massima pulizia visiva sullo sfondo: un muro bianco o una campagna (meglio se sfocata) sono le migliori. Una foto come quella qui sotto andrà benissimo.

Foto ok Leggi il seguito di questo post »

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Il Buongiorno si Vede dal Mattino

Il 2008 si mostra subito per quello che è: per la solita Legge di Murphy che dice Se qualcosa può andare storto, lo farà oggi, in un momento di total relax, vengo beccato dal MegaPresidenteGranFiglDiPutt dell’azienda durante uno dei miei (tanti) trastullamenti quotidiani su internet. Le mie giustificazioni non riescono a salvarmi dalla figura di merda, e due minuti dopo sono convocato in amministrazione dalla DonnaIncapace, sorella del Presidente, per una conversazione privata.

Deglutisco. Qualcosa mi dice che tra poche ore sarò a spasso…

DonnaIncapace. Ho appena parlato col Presidente…
Gipris sottovoce. Eccoci all’acqua…
DonnaIncapace. …visto il tuo modo di lavorare in questa azienda…
Gipris. …
DonnaIncapace. …ti verrà riconosciuto un aumento di categoria e di stipendio. Te lo meriti. Hai dato prova di grande impegno costante e hai dato molte soddisfazioni all’azienda. Qualcosa da dire?
Gipris. Credevo mi voleste licenziare No, non ho niente da dire, anzi… grazie!

Secondo me questa è una gabbia di matti.

UPDATE
Gipris. Mamma! mi han dato un aumento!
Mamma. Ecco, allora paga la bolletta del telefono, va!

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Passa a Tele2

Era un normalissimo mercoledì di sole e freddo polare quando mia madre è piombata in camera mia con la furia dell’uragano Katrina e, tenendo la bolletta del telefono in mano, ha iniziato ad urlare e sbavare come Linda Blair invitandomi caldamente a fare quella famosa telefonata a Tele2 per cercare di togliersi dalle palle l’onnipresente Telecom.

Gipris. Salve, vorremmo cambiare operatore telefonico e passare con voi…

Operatore. La linea è intestata a lei?

Gipris. No a mio padre, ma in questo momento è a letto malato…

Operatore. Allora mi passi sua madre. Faremo un contratto telefonico registrando la telefonata e posso parlare solo con uno di loro.

E la sventurata rispose. Dall’espressione di intensa concentrazione di mia madre dipintale sul volto, posso essere certo che l’operatore le stesse spiegando la supercazzola in terapia tapioca prematuramente dispiegata sulla linea telefonica con antani sinistra ma anche no, come fosse l’ADSL in superamento del gestore telefonico e scappellamento a destra. Praticamente non ci ha capito una mazza. Così ieri, quando ci è arrivato il contratto da firmare e rispedire indietro a Tele2, ho trovato alcune incongruenze che avevo letto sul loro sito. Così ho chiamato. Spacciandomi per mio padre.

Gipris. Salve mi è appena arrivato il contratto da firmare e rispedirvi indietro ma ho notato alcune incongruenze.

Operatore masticando un panino o altro. Prego, [chomp-chomp] mi dica.

Gipris. Vede… qui c’è scritto che sottoscrivo alla clausula che il modem me lo devo comprare da solo… ma non dovreste darlo voi in comodato d’uso con attivazione gratuita del servizio?

Operatore. Ma quando ha fatto il contratto [chomp-chomp] cosa le hanno detto?

Gipris. Beh… io purtroppo ero malato… avete parlato con mia moglie e quindi non saprei… però sul vostro sito c’è scritto che il modem lo date voi.

Operatore. [chomp-chomp] Ma lei ha contattato noi o siamo stati noi a contattarla?

Gipris. No, vi ho cercati io perchè desidero cambiare gestore telefonico.

Operatore. Ah ecco, perchè quella promozione riguarda solo quelli che vengono contattati da noi.

Gipris. …e lei mi vuole dire che chi sceglie liberamente di passare a voi ha meno privilegi di uno a cui vengono rotte le palle a casa? e comunque, guardi… quì sul sito c’è scritto proprio “attiva ora”. Quindi si presuppone che sia io a scegliere di contattarvi per attivare questa promozione… e non viceversa.

Opertatore. Ahh… c’è scritto così? Ho capito: quella promozione vale solo per chi ci contatta tramite internet…

Gipris. Seeenta…

Operatore sentendo dalla mia voce che mi stavo tramutando in Ursula la Strega dei Mari. Guardi, facciamo così: ho qui il suo contratto e vedo che voi avete accettato l’opzione Tele2 4 Mega Tutto Compreso… ora controllo se c’è il modem…

Gipris. Beh… anche solo la parola Tuttocompreso pare lo comprenda… no?

Operatore. Si, c’è! beh allora sul contratto scriva a penna che richiedete anche il modem…

Gipris. Si ma quando questo contrattino arriverà nell’ufficio di competenza e vedranno la mia aggiunta a penna senza un’autorizzazione, non so se ne prenderanno atto… lei mi capisce. Potrebbe dirmi il suo nome gentilmente?

Operatore. Certo. Giuseppe

Gipris. Giuseppe. Giuseppe e… ? e basta?

Operatore ridendo. Ehm.. si.

Gipris. Ho capito signor “Giuseppe”. Farò così: mi stampo la pagina internet e l’allego al contratto specificando di aver parlato con un operatore. Giuseppe… appunto. Ok?

Operatore. Perfetto, faccia così. Buonagiornata!

Quando lavoravo nel call center di una ditta di telefoni, alla sezione reclami, rispondevo di chiamarmi Andrea a chi me lo chiedeva. Di cognome Ferri.

A Giusè… Mavvaffanculo.

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