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Quattro giorni.
Solo quattro giorni per riappropriarmi della mia vecchia vita fiorentina, dopo aver spedito Bi a Parigi a fare shopping da solo e aver deciso di tornare da mammà per non rimanere a Spezia a contemplare le pareti di casa in astiosa solitudine. La scusa utilizzata per non volerlo accompagnare era too much work, my darling… il chè, in effetti, è la verità. Dio solo sa quanto avrei voluto accompagnarlo nella vecchia Paris, ma le scadenze ravvicinate di lavori urgenti mi hanno impedito di seguirlo; così mi sono portato il mio Mac nella paterna dimora e ho lavorato da casa.
Ieri sera grand soirè di ritrovo tra i miei vecchi amici, i quali mi mancavano da morire, in una Firenze avvolta da temperature simil-polari; in cerca di qualcosa di caldo da mettere in corpo, ci siamo ritrovati in un Irish Pub di bassa lega che manco le balere del porto di Livorno. Avvicinandoci al bancone mi sono sentito una delle protagoniste di Priscilla nel momento in cui si avvicinano al banco ad ordinare i loro drink.
E lì è iniziato il nostro delirio di gag e battute da risate con le lacrime agli occhi.
Ad un certo punto ci siamo ritrovati mezzi imbriachi di birra a parlare di rimming, di puzza di culo e di fighe artificiali manco fossimo le protagoniste di Sex and the city. Samanthe presenti al tavolo: 2, una delle quali ero io.




